La Commissione europea ha aperto un'indagine di salvaguardia sulle importazioni di auto ibride nuove provenienti da qualsiasi Paese. È il passo formale verso il tetto alle importazioni che Bruxelles e Pechino negoziano da settembre. L'avviso di apertura, pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 30 ottobre 2026 con il numero C/2026/5780, afferma che le importazioni sono aumentate del 49% e «sembrano richiedere misure di salvaguardia».
Su cosa indaga l'UE
La Commissione ha avviato il procedimento di propria iniziativa, in base al regolamento UE sulle misure di salvaguardia (2015/478). L'indagine riguarda le autovetture nuove fino a nove posti che abbinano un motore a combustione a uno o più motori elettrici per la trazione, ricaricabili dalla rete o meno. Rientrano quindi sia le ibride tradizionali sia le ibride plug-in. Sono escluse le auto in cui l'energia elettrica alimenta solo funzioni diverse dalla trazione, così come i veicoli di categoria L e le motociclette.
| Periodo | Importazioni di auto ibride nell'UE |
|---|---|
| 2023 | 957.965 |
| Da luglio 2025 a giugno 2026 | 1.423.691 |
| Variazione | +49% |
L'avviso attribuisce l'aumento a «sviluppi imprevisti»: la rapida crescita della produzione nei Paesi terzi e la chiusura di altri mercati tramite restrizioni commerciali, che rende l'UE una destinazione appetibile. Secondo il documento, le auto importate arrivano a prezzi «significativamente inferiori» a quelli dei produttori europei, il flusso a basso prezzo sta accelerando, le scorte si accumulano e i costruttori dell'UE hanno perso quote di mercato e redditività. La conclusione è una minaccia di grave pregiudizio «nell'immediato futuro», non un danno già subito.
I prossimi passi
Le parti interessate hanno 15 giorni per manifestarsi. Produttori, importatori e concessionari hanno 21 giorni per restituire i questionari della Commissione, e lo stesso termine di 21 giorni vale per le osservazioni scritte e le richieste di audizione. Se la Commissione ritiene necessarie delle misure, deve deciderle entro nove mesi dall'apertura, termine prorogabile di due mesi in circostanze eccezionali. Le norme UE consentono inoltre misure provvisorie prima della decisione definitiva nei casi urgenti, come ha ricordato il ministero sudcoreano del Commercio e dell'Industria il 30 ottobre. La Corea, che esporta auto ibride nell'UE, ha dichiarato che farà valere le proprie ragioni con osservazioni scritte e colloqui bilaterali.
L'avviso non indica alcuna quota, dazio o data di entrata in vigore. Non vi compare il tetto di 350.000 auto per il primo anno sulle ibride cinesi riportato da Bloomberg il 12 ottobre, né l'avvio al 1° dicembre di cui si parlava a Seul.
Perché il perimetro è globale
Una misura di salvaguardia si applica alle importazioni di qualsiasi provenienza. Ciò corrisponde alla condizione posta da Pechino il 12 ottobre, ossia che la quota della Cina non sia inferiore a quella di nessun'altra origine. I nostri articoli precedenti ripercorrono i negoziati dalla prima richiesta della Commissione a settembre fino all'impegno della Cina a dimezzare le proprie esportazioni di ibride rispetto ai livelli previsti. Ora anche le ibride giapponesi e coreane rientrano nella stessa indagine.
Cosa cambia per chi compra una Tesla
Tesla non vende auto ibride, quindi nessuno dei suoi modelli è interessato. L'indagine prende di mira le auto che hanno riempito il vuoto lasciato dai dazi UE sulle auto elettriche a batteria cinesi. Un'ibrida plug-in uscita dalla stessa fabbrica cinese paga il dazio ordinario del 10%, e ad agosto i marchi cinesi hanno conquistato circa un terzo delle immatricolazioni di ibride plug-in in Europa. Un tetto a queste importazioni restringerebbe la via d'accesso con i dazi più bassi di cui dispongono i costruttori cinesi nel mercato in cui si confrontano Model 3 e Model Y.