Dal mercato italiano della ricarica sono arrivate due notizie nello stesso giorno e, lette insieme, spiegano quasi tutto ciò che confonde gli automobilisti su quanto costa davvero una ricarica.

L'indagine

L'associazione dei consumatori Adiconsum e l'osservatorio tariffario TariffEV pubblicano un'indagine mensile sui prezzi, e l'edizione di luglio 2026 copre 20 operatori in AC, 20 in DC e 16 nella ricarica ad alta potenza.

Tipo di ricarica Prezzo medio (luglio 2026)
AC €0.63/kWh
DC €0.74/kWh
HPC €0.74/kWh
Ricarica domestica (riferimento) €0.25/kWh

Il divario tra la rete pubblica e una presa di casa è il numero che plasma il possesso di un veicolo elettrico in Italia. Ricaricare a casa costa circa un terzo della media pubblica in AC, quindi la convenienza economica di un'auto elettrica in Italia dipende in larga misura dal fatto che l'automobilista disponga o no di un posto auto privato fuori strada: una frattura che nelle città italiane pesa più che nella maggior parte del Nord Europa.

L'indagine pubblica anche le soglie di pareggio rispetto al diesel, che è il modo più utile di leggere i dati. Nella guida urbana la ricarica pubblica resta più conveniente del diesel fino a €0.800/kWh. In autostrada, dove il vantaggio di efficienza dell'elettrica si assottiglia e quello del diesel migliora, la soglia scende a €0.520/kWh. Con la media DC di luglio a €0.74/kWh, una ricarica rapida in autostrada in Italia costa più del diesel equivalente, mentre la stessa energia in città rimane ampiamente più economica.

I €10/kWh che non c'erano

La seconda notizia è la segnalazione di un lettore. Una persona ha ricaricato a una colonnina Enel X a Sappada, ha prelevato 3,05 kWh in poco più di un'ora su un caricatore AC lento e si è vista addebitare €30 sulla carta PostePay. Fanno quasi €10/kWh.

Non era un prezzo. Era un blocco di preautorizzazione: un importo che il gestore dei pagamenti dell'operatore riserva sulla carta per verificare la disponibilità dei fondi prima della sessione, e che viene rilasciato qualche giorno dopo, quando si contabilizza l'addebito reale. Il costo effettivo di quella sessione era inferiore a €3. Altri automobilisti hanno segnalato blocchi da €49 con Enel X e con Electra.

Il meccanismo è standard e si trova anche ai distributori di benzina e negli alberghi. Il problema è che nel momento dell'uso è quasi invisibile: l'automobilista vede un addebito consistente nell'app della banca, nessuna ricevuta dettagliata e nessuna indicazione evidente che la cifra sia temporanea. Su una carta prepagata con saldo ridotto, un blocco da €49 può inoltre impedire l'acquisto successivo.

Cosa significa per gli automobilisti europei

Per chi guida in Italia se ne ricavano due indicazioni pratiche. Prima di concludere che una ricarica era troppo cara, controllare la transazione contabilizzata e non l'addebito iniziale; e chi usa una carta prepagata deve tenere un margine sufficiente per un blocco pari a diverse volte l'importo reale della sessione.

Per gli operatori questa lacuna di trasparenza è una ferita autoinflitta, in un momento in cui la ricarica italiana è già in fase di riassetto: l'attività di ricarica di Enel X sta passando sotto Enel Energia. I reclami sui prezzi che si rivelano reclami sul processo di pagamento restano comunque registrati come reclami sui prezzi, e le regole AFIR che impongono prezzi ad hoc chiari in tutta l'UE sono state scritte esattamente per questo tipo di ambiguità.