I depositi di brevetto dicono poco su ciò che un’azienda porterà sul mercato e molto su ciò su cui è bloccata. BYD ne ha appena pubblicati sei dedicati alle batterie allo stato solido e, letti insieme, indicano ripetutamente un unico problema: in una cella priva di liquido, ottenere che le particelle solide si tocchino come si deve è davvero difficile.
Quattro dei sei riguardano materiali e chimica. Due riguardano la produzione.
I brevetti sulla chimica
Il primo affronta un’incompatibilità precisa. Gli elettroliti solidi ad alogenuro e quelli a solfuro hanno ciascuno proprietà che vale la pena sfruttare, ma messi a contatto reagiscono fra loro. Il deposito di BYD descrive uno strato intermedio conduttore di ioni, collocato fra i due, che li tiene separati chimicamente pur lasciando passare gli ioni di litio.
Un secondo punta all’interfaccia fra catodo ed elettrolita: descrive uno strato tampone di elettrolita solido fra il catodo e l’elettrolita a solfuro, con l’emissione termica contenuta a 117 joule per grammo — un dato di sicurezza tanto quanto di prestazioni.
Gli altri due rielaborano il catodo stesso. Uno è un composito a doppio strato che unisce materiale monocristallino e policristallino; l’altro è un catodo a tre materiali che mescola ossidi metallici litiati, solfuri metallici ed elettrolita solido direttamente nello stesso elettrodo.
I brevetti sulla produzione
È la coppia più rivelatrice, perché descrive come si costruirebbe davvero l’oggetto su larga scala.
Il primo riguarda agenti bagnanti a base di liquidi ionici applicati con una distribuzione a gradiente per migliorare il trasporto ionico: una piccola quantità di liquido usata deliberatamente per risolvere il problema del contatto anziché eliminata del tutto. Il secondo definisce una metrica di qualità misurabile che BYD chiama rapporto di contatto, ovvero «Re»: almeno il 60% del perimetro di una particella di catodo deve essere in contatto fisico con particelle di elettrolita.
È il secondo deposito la vera spia. Una specifica di produzione con una soglia numerica si scrive quando un’azienda si prepara a ispezionare le celle che escono da una linea, non quando sta ancora esplorando la chimica.
I tempi non sono vicini
BYD punterebbe alla produzione pilota di celle a doppio elettrolita nel 2027, seguita dalla valutazione su veicoli prototipo e da una commercializzazione più ampia verso la fine del decennio. «Doppio elettrolita» è la parte onesta di quella descrizione: non si tratta di celle completamente solide, ma di un passo ibrido in quella direzione.
La notizia nasce da carnewschina ed è stata ripresa da electrive; BYD non ha pubblicato alcun impegno di produzione, quindi il 2027 va trattato come un obiettivo più che come una scadenza.
Per gli acquirenti europei la rilevanza è indiretta ma concreta. Le celle allo stato solido promettono una densità energetica maggiore e un comportamento termico migliore, ma si innestano su una filiera in cui i produttori asiatici controllano già il 98% della capacità europea di celle per batterie e in cui la sola CATL fornisce circa il 40% delle batterie per veicoli elettrici al mondo. Una chimica di nuova generazione commercializzata prima in Cina approfondirebbe quella posizione invece di azzerarla.